Tesi

Questa sezione è dedicata alla mia tesi di laurea triennale, intitolata “L’ALTO ADIGE DI HITLER. Collaborazione e resistenza durante l’occupazione nazista dell’Alto Adige 1943 – 1945”, della quale riporto di seguito l’introduzione, oltre ovviamente all’intero testo in formato Pdf.

L’Alto Adige di Hitler

“La decisione di incentrare la mia tesi sul periodo di annessione dell’Alto Adige al Terzo Reich nasce, oltre che dal fatto di voler approfondire le mie conoscenze su un argomento di storia regionale poco trattato, dalla volontà di mostrare le peculiarità della provincia bolzanina, dove, i numerosi casi di collaborazione (volontaria oppure obbligata) al nazionalsocialismo, furono in parte compensati dalle eroiche azioni di alcuni uomini che lottarono, e a volte morirono, in nome delle loro convinzioni, fossero esse religiose, ideologiche o politiche.

Uno degli obiettivi che mi sono preposto è stato infatti quello di cercare di sfatare alcuni “miti” che dipingevano ad esempio la popolazione di madrelingua tedesca del Sudtirolo come estremamente coesa nel perorare la causa nazionalsocialista: la presenza di organizzazioni di Resistenza sudtirolesi ed i numerosi casi di mancato giuramento nei confronti del Führer Adolf Hitler, mostrano una volta di più quanto le generalizzazioni risultino essere prive di ogni fondamento.

La tesi si apre con gli avvenimenti che sconvolsero l’Alto Adige la famosa notte dell’8 settembre 1943. Lo sventolio delle bandiere con le croci uncinate al Passo del Brennero sin dalla mattina seguente è l’immagine che meglio esprime la rapidità con cui le truppe tedesche occuparono la provincia bolzanina in seguito alla diramazione dell’accordo raggiunto tra l’Italia e gli Alleati, avvenuta solamente poche ore prima. 

Il capitolo seguente è dedicato alla creazione della “Zona d’Operazione nelle Prealpi” (OZAV) da parte del comando tedesco: un avvenimento cruciale poiché l’ordinanza emanata direttamente da Adolf Hitler il 10 settembre trasformò di fatto le province di Bolzano, Trento e Belluno in una regione appartenente al Terzo Reich. La nascita della cosiddetta OZAV accelerò il processo di nazificazione in tutti i principali settori della società sudtirolese, vissuto da gran parte della popolazione di madrelingua tedesca come una sorta di risarcimento per le oppressioni subite dal proprio gruppo linguistico durante il ventennio fascista.

I successivi capitoli prendono in rassegna due grandi aspetti della società atesina che vennero subordinati ai meri interessi delle autorità tedesche, rimarcando ancor più l’annessione della regione al Terzo Reich: la giustizia, che, con la creazione di un Tribunale Speciale a Bolzano, iniziò a fare riferimento al diritto germanico e ad applicare la retroattività delle norme, ed i corpi armati. Vengono quindi passati in rassegna i numerosi reggimenti di polizia (tra i quali il “Bozen”, tristemente noto per gli avvenimenti riguardanti l’eccidio delle Fosse Ardeatine) e corpi nazionalsocialisti sudtirolesi, alcuni dei quali nati molti anni prima dell’occupazione tedesca. Risulta interessante la comparazione tra i comportamenti tenuti dai differenti reggimenti di polizia (e persino tra i battaglioni appartenenti allo stesso reggimento): mentre alcuni seguirono fedelmente gli ordini impartiti dal comando tedesco, arrivando a compiere anche brutali stragi di civili, altri si rifiutarono persino di giurare la propria fedeltà alla causa nazionalsocialista, pagando a duro prezzo questa coraggiosa scelta.

Il capitolo successivo fa riferimento alla persecuzione delle comunità ebraiche atesine, prima fra tutte quella meranese, oggetto della prima deportazione dal territorio italiano verso i Lager d’Oltralpe.

Collegandosi all’argomento riguardante la deportazione di individui di origine ebraica e di prigionieri, si passa ad uno dei temi principali della tesi, ovvero il “Polizeiliches Durchgangslager” (ovvero “Campo di Polizia e transito”) di Bolzano. Partendo dalla nascita del campo, si passa alla sua struttura ed organizzazione, concentrandosi poi sul ruolo rivestito dalle guardie, i veri aguzzini del Lager di via Resia. A tal proposito l’attenzione si rivolge al celebre caso di Michael Seifert, il “boia di Bolzano”, deceduto pochi mesi fa, a meno di tre anni dalla sua incarcerazione. La storia dei due anni di attività del campo viene poi raccontata attraverso le memorie dei numerosi individui che ne varcarono il cancello: dall’arrivo al Lager all’assegnazione dei numeri di matricola e delle attività lavorative da svolgere. Nonostante le numerose testimonianze fornite da ex internati, la difficoltà principale nell’effettuare ricerche riguardanti il campo bolzanino è però costituita dal fatto che l’intera documentazione ufficiale del Durchgangslager venne distrutta dalle SS poco prima della loro fuga.

Successivamente viene sottolineata una peculiarità che contraddistinse il Durchgangslager atesino: la presenza di un’organizzazione interna di resistenza clandestina in continuo contatto con i movimenti di Liberazione Nazionale cittadini.

Collegandosi al tema dell’organizzazione clandestina interna al Lager di via Resia, il capitolo successivo si occupa di confrontare l’attività del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) di Bolzano con quella del “Partito Andreas Hofer”: i maggiori movimenti della Resistenza di matrice italiana e tedesca in Alto Adige.

L’intera tesi si conclude con le trattative di resa tedesca in Italia e l’arrivo degli Alleati nella regione atesina, lieti eventi per la popolazione civile, macchiati però dagli ultimi scontri tra gruppi antinazisti e truppe tedesche ormai in fuga. Oltre quaranta vittime e numerosi feriti tra partigiani e civili fu l’inutile e caro prezzo pagato dalla provincia bolzanina a guerra ormai conclusa.”

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